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  Trentino Cultura

jacopo aconcio per la libertà di pensiero e la tolleranza *

 
Da Ossana alla corte della Regina d'Inghilterra

Il filosofo Jacopo Aconcio nasce a Trento, tra la fine del 1400 e gli inizi del 1500, da una famiglia originaria di Ossana in Val di Sole. La sua opera, di cui annoveriamo in particolare "Gli stratagemmi di Satana" e il "De metodo", lo colloca tra i protagonisti di quella primavera culturale che, nell’Europa del XVI secolo, sancì la fine dell’epoca medioevale e la nascita dell’età moderna.

In sintonia con i grandi pensatori della Riforma protestante, Aconcio teorizza il primato della fede fondata sulle sacre Scritture rispetto all’autorità della tradizione, dei papi e dei cardinali. Ma le sue idee innovative lo collocano anche all’interno di quel movimento umanista che, in Italia, faceva capo a Marsilio Ficino e Giovanni Pico della Mirandola. Nella sua opera infine, sono rinvenibili elementi che lo fanno accostare a Cartesio: come il filosofo francese, egli si batté infatti (in particolare attraverso il "De metodo") in favore della ragione e delle scienza contro i pregiudizi e le false credenze.

L’opera di Aconcio tocca dunque sia la problematica religiosa (tanto attuale ai suoi tempi), che aspetti di filosofia della scienza riguardanti il sapere e i fondamenti della conoscenza.

A tale proposito, se da un lato il successo di Aconcio è legato in particolare all’opera "Gli stratagemmi di Satana" (di cui si registrarono numerose edizioni e traduzioni in svariate lingue), dall’altro la tradizione di studi sull’autore ha posto alternativamente l’accento sulla sua dottrina religiosa o sulle questioni epistemologiche. Mentre, come osserva acutamente M. Hausberger vi sarebbe una sostanziale unità o continuità tra l’opera religiosa e quella filosofica dell’autore trentino.

Zwingli

 

L’opera di Aconcio ebbe una grande risonanza nell’Euopa cinquecentesca, in particolare in Olanda, Germania e Polonia. Il filosofo ossanese infatti, vittima di gravi accuse di eresia, si trovò costretto a peregrinare da un angolo all’altro del continente in cerca di uno spazio ove far valere la propria autonomia intellettuale. Non a caso, i concetti di libertà di pensiero e di religiosità interiorizzata, insieme al principio-valore della tolleranza, sono alla base de "Gli stratagemmi di Satana", opera che riscosse successo in particolar modo nell’ Olanda di Erasmo da Rotterdam.

Ma è in Inghilterra, ove il nostro sarà ospite della Regina Elisabetta, il paese dove la dottrina aconciana ebbe maggiore presa. Ciò in virtù del particolare clima culturale dell’isola, dove il movimento puritano sostenitore della libertà di coscienza e di religione, divenne sempre più potente fino ad impadronirsi del potere sotto la guida di Oliver Cromwell.

 

La dottrina aconciana

Ne "Gli stratagemmi di Satana" (Firenze: Vallecchi Editore 1946), Jacopo Aconcio mette in discussione, con grande abilità disquisitoria ricca di sarcasmo, l’adesione acritica alla religione cattolica ufficiale, in tempi in cui la Chiesa Romana mirava più ad accumulare ricchezza che ad aiutare il prossimo, ostentando la propria grandezza quale prova di divina gratitudine.

Così egli afferma che si è nelle tenebre dell’ignoranza "sia non osservando nessuna religione, sia osservandone una falsa e corrotta" (pg. 23). Aconcio sferza gli uomini a guardarsi dai cattivi maestri, da chi predica bene ma razzola male diremmo noi oggi, laddove quelli che predicano il vero paiono spesso essi stessi poco convinti, "il che avviene se la vita non si accorda con le parole" (pg. 27). Succede tuttavia che, pur riscontrando palesi contraddizioni, si faccia grande fatica a discostarsi o mettere in discussione le autorità della chiesa, preferendovi un più conveniente atteggiamento adulatorio in cambio di vantaggiose prebende.

Aconcio rileva poi come dalle discussioni intorno alla fede nascano odii che dividono i popoli (cfr. pg. 41). A tale proposito forte e ricorrente è l’invito del filosofo al ricorso, nelle controversie umane, alla moderazione e al dialogo.

Ritornando poi alla questione della religione, di fronte alle oggettive difficoltà nel scegliere la giusta via, Aconcio invita alla riflessione, alla sospensione del giudizio, all’ascolto e alla ricerca. La "verità" in altre parole non pare essere data una volta per tutte, ma va perseguita, guadagnata giorno per giorno. Ed a proposito della controversia intorno all’interpretazione delle sacre Scritture, sostiene: "chi si dedichi alla lettura delle divine scritture, non spinto da una vana curiosità o dall’ambizione di riuscire un acuto controversista intorno alle cose divine, ma da una vera devozione verso Dio e da un astratto desiderio di salvezza, non avrà nessuna difficoltà a conoscere quali questioni siano futili e vuote e quali non indegne di essere svolte" (pg. 73). Mentre indica nella vita eterna lo scopo della dottrina cristiana, per cui "tutto ciò che potrà essere di qualche uso per la conquista della vita eterna sarà da dirsi utile, e tutto ciò che non potrà essere utile a tale scopo sarà da trascurare" (ibidem). Si richiede dunque all’uomo di fede "santità di vita ed innocenza", avendo a riferimento la figura e la testimonianza di Gesù Cristo. Riguardo la natura di Dio, infine, testimoniano le sue opere, la creazione del mondo e di tutte le cose che vi sono contenute.

Frontespizio

Nella sua ampia dissertazione intorno agli "stratagemmi di Satana", espedienti cui il diavolo ricorrerebbe per distogliere l’uomo dalla retta via, oltre a dipingere la natura umana come essenzialmente corrotta ("l’uomo ama questa vita e ad essa dirige tutti i suoi pensieri, senza nemmeno pensare all’altra. Sogna che questa vita debba durare eternamente…" – pg. 17), Aconcio contesta la presunzione di chi insegna agli altri cose che egli stesso ignora. D’altra parte, chi si discosterà dal sapere costituito (qui intendendo religioso), ad esempio non presenziando alle messe o non venerando opportunamente le immagini, sarà tacciato di eresia (cfr. pg. 469).

Uno dei più sottili stratagemmi di Satana contro l’emergere della verità sarebbe infine rinvenibile nelle arti della calunnia, così come al tempo della chiesa primitiva si diceva che i Cristiani si riunissero di notte e, spenti i lumi, si abbonassero a comportamenti libidinosi… .

Aconcio chiude la sua opera con un accorato "guai a voi" riferito a chi profitta del proprio ingegno o erudizione, a chi per difendere qualche reputazione finisce per fomentare gli odii, a chi sempre per la posizione o l’immagine di cui gode disprezza gli altri e ne domina la coscienza.

A questo punto, molto diplomaticamente, Aconcio tiene a sottolineare di non riferirsi ai soli romani pontefici, cardinali e uomini organici alla chiesa. Ma il lettore attento non faticherà a cogliere che proprio loro risultano essere i principali destinatari di tale messaggio.

 

Considerazioni finali

Anche se in un’epoca secolarizzata quale la nostra in cui i principi religiosi si sono ridotti - quando va bene - a pochi e semplici precetti etici, può sembrare scarso l’interesse per le speculazioni di ordine teologico, riteniamo comunque importante riscoprire e riconsiderare la figura di un grande pensatore originario della nostra terra.

Nell’Europa del XVI secolo la religione era un fattore importante, se non dominante, e la Riforma protestante rappresentò innanzitutto una rivoluzione religiosa, non avulsa tuttavia dalle circostanze economico-sociali e scientifiche che hanno sancito la nascita di un’ epoca. Così la difesa da parte di Aconcio e degli altri grandi protagonisti della Riforma dei diritti della coscienza e il rifiuto del sistema tradizionale di credenze e religiosità, contribuirono a creare quel clima di tolleranza, intelligenza critica e laicità che sono alcune peculiarità dell’età moderna.

Una trattazione più approfondita dell’opera e del pensiero di Jacopo Aconcio potrà infine tenersi in altra sede od occasione, quale potrebbe essere un convegno studio a lui dedicato, una buona occasione per riparare ad una grave mancanza: l’aver dimenticato o addirittura ignorato (anche da parte delle istituzioni locali) lo spessore culturale e morale di un nostro famoso, quanto scomodo conterraneo!

 

*) Scheda a cura di Oscar Andreis

 

 

Utlima modifica 22-09-2011

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