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1851 Il 6 febbraio, alle “10 antimeridiane, nasce a Fucine d’Ossana
(Val di Sole) Bartolommeo Teofilo Ismaele Bezzi, figlio di Luigia del fu
S.v. Dr. Bartolommeo Taraboi e di Bezzi Domenico fu Franco, geometra,
notaio, nonché grande appassionato d’arte. A casa sua si poteva trovare una
ricca raccolta di quadri, stoffe, damaschi e mobili bellissimi”. Tutte cose
che andarono perdute in un incendio ma che prima di scomparire nel fuoco
lasciarono un’impronta indelebile sul futuro artista.
1862 Rimane
orfano di padre. Lascia Fucine per diventare venditore ambulante. Si fa
comunque strada la passione per l’arte affinata in giovanissima età. Dopo
qualche anno, stanco di pellegrinare da piazza a piazza, grazie ai risparmi
e all’aiuto del cugino Ergisto, ex colonnello garibaldino, il quale ha un
ben avviato negozio commerciale a Milano, e dello zio don Ambrogio di rara
cultura e prete a Pellizzano in Val di Sole, decide di iscriversi
all’Accademia di Belle Arti di Brera del capoluogo lombardo.
1871
All’Accademia lo vediamo allievo di Giuseppe Bertini ma risente molto di
quell’aria di antiaccademismo che aveva segnato il cammino artistico non
solo di Filippo Carcano, allievo di Francesco Hayez, ma anche di Cremona,
Ranzoni e Gignous. Riguardo a questo periodo Bezzi, scrivendo nell’agosto
del 1913 a Ugo Ojetti, ricorda: “nel 1871 mi recai a Milano, a Brera, ad
incominciare il tirocinio che durò sette anni senza imparare nulla!”.
Un’affermazione provocatoria, considerando che nel corso degli studi presso
quell’Accademia si fa ben presto notare e, già nel secondo anno di studi
riesce ad ottenere menzioni e medaglie coi suoi lavori. In questi anni,
inoltre, si unisce in amicizia con un gruppo di giovani artisti dallo
spirito rinnovatore ed antiaccademico e assieme a Gaetano Previati, Filippo
Carcano, fondatore del verismo lombardo, ed Eugenio Gignous, partecipa
attivamente ai dibattiti sull’impressionismo francese.
1876 Risale a
quest’anno la sua prima esposizione alla mostra collettiva annuale
predisposta dall’Accademia di Belle Arti di Brera. Presenta “Paesaggio” e
“Impressione”, entrambi dipinti dal vero. E’ un passo significativo verso il
successo. L’anno seguente espone “Al pozzo” e “Val Solandra”.
1878 Alla
ricorrente mostra annuale indetta dall’Accademia milanese, ottiene un
riconoscimento grazie all’opera “Valle di Rabbi”. La commissione rimane
affascinata dai colori che trasfigurano in una liricità che ammorbidisce
perfino questo paesaggio alpino dalle forti caratteristiche. Stringe
amicizia con Gaetano Previati.
1879 Si ammala ed
è costretto ad abbandonare gli studi accademici. La passione per la pittura
e le indubbie capacità gli consentono comunque di proseguire l’attività di
artista riscuotendo un enorme successo, rincuorato dagli amici, estimatori,
collezionisti, mecenati e amanti dell’arte. Ha lo studio a Milano – dove per
un periodo vi lavora anche l’amico Gaetano Previati - ma trascorre diversi
giorni presso il Barone Ciani a Trento, il quale aveva residenza presso i
Cappuccini. In quell’occasione ritrae su una tela di vaste proporzioni la
città. L’opera poi prenderà il volo per Vienna. Guardando quest’opera il
Bezzi usava dire Trento, città austriaca, posta in continuo contatto coi
tedeschi, è però sempre una città eminentemente italiana.
1880 Illustra la
Strenna Artistica pubblicata a dicembre a Trento a favore di un asilo
infantile. L’estrema disponibilità, assieme ad altri artisti come Eugenio
Prati, Andrea Malfatti, per iniziative di aiuto verso chi ne ha bisogno è
una caratteristica che lo accompagna per tutta la vita. Nello stesso tempo è
una testimonianza di come Bartolomeo Bezzi rimane legato affettivamente al
Trentino. Ricorrenti saranno le puntate sia nella città capoluogo,
incontrando mecenati, artisti e letterati, che in Val di Non e in Val di
Sole, dove trascorrerà diverse estati lavorando intensamente, rinfrancandosi
di fronte ad un paesaggio naturale forte e contrastato. A Torino è presente
alla Quarta Esposizione Nazionale di Belle Arti con le opere “Sul Tonale”,
“Una via di Trento”, “La vigna”, “Una frana in Val d’Adige”.
1881
All’Esposizione Nazionale a Brera, Milano, espone “Il mio paesello”,
“Ricordo dei bagni”, nuovamente “Sul Tonale” e “Confidenze”.
Nel frattempo intensifica i rapporti d’amicizia con Eugenio Prati,
partecipando alle stesse esposizioni e trascorrendo l’estate a Sopramonte,
presso Trento, al Cenacolo di Giulia Turco Lazzari. Talvolta si ritrova a
dipingere en plein air in Val di Sole alla ricerca di soggetti montani.
1882 A trentun
anni vince il suo primo importante premio, indetto a Milano: il premio
Fumagalli, dell’omonima Fondazione. Riceve 4.000 lire per l’opera “Pescarenico”,
acquistata dal principe Ruspoli, acuto e intelligente collezionista. Di
nuovo è a Torino con “Un mulino”, “Case al sole”, “Cadine”, “Ricordo dei
monti”.
1883 In questi
anni vive tra Verona e Milano. Nel periodo veronese dipinge diverse opere
legate al paesaggio di quella zona. Alcune di esse vengono presentate
all’Esposizione di Belle Arti di Roma: “Verona lungo l’Adige”, “Un mattino a
Verona”, “Pescarenico”, “Mulini sull’Adige” e “Giornata d’Autunno”. Nella
capitale romana trova un successo ben meritato grazie al ciclo di lavori che
offrono una visione fortemente suggestiva della città scaligera vista a metà
strada tra l’acqua dell’Adige e i tramonti fantasmagorici della pianura. Tra
tutti spicca il successo per l’opera “Mulino sull’Adige”. Il critico G.
Cantalamessa gli dedica un articolo sul giornale romano “L’Italia” (15
aprile). Il principe Ruspoli se ne interessa in maniera particolare, così
come Ismail Pascià, l’ex Vicerè d’Egitto, il quale perduto il trono si
diverte a sbalordire l’esotizzante società della capitale con i suoi
sardanapaleschi splendori orientali. L’opera “Mulini a Verona” viene
acquistata dalla Galleria Nazionale di Arte Moderna: in questo quadro
l’Adige scende da lontano, dove all’orizzonte il cielo, che si oscura e
perde la dorata lucentezza nella notte è tagliato ancora da una striscia
luminosa, scende immenso a muovere il fragile congegno della fame. La luce
nell’acqua corrente è resa con delicata evidenza (G.F. corrispondente da
Roma in “Il Popolo”, Trento, 1901).
1884 A Torino,
all’Esposizione Nazionale Italiana organizzata dalla Società Promotrice di
Belle Arti, presenta “Venezia”, “Campagna romana”, “Autunno”, “Ricordo di
Roma”, “Tempo grigio a Venezia”, “Sera”. Quest’ultimo è di proprietà della
Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Alla mostra di Brera espone
“Bambocci”, “Sito alpestre” e “Acqua morta”(Verona), acquistata dal conte
Aldo Annoni di Milano. Diventa socio onorario dell’Accademia di Brera.
1885 Espone
“Sulle rive dell’Adige” a Milano, e nel 1886 ad una mostra collettiva a
Berlino, riscuotendo anche qui gli apprezzamenti della critica e del
pubblico, ed infine a Venezia nel 1887 dove sarà acquistato dal Re Umberto.
Ora è di proprietà del Comune di Trento e in deposito al Museo d’Arte
Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto.
1886 E’ presente
alla mostra inaugurale della neonata Società per le Belle Arti ed
Esposizione Permanente di Milano con “A Chioggia”, “Mulini a Verona”,
“Paesaggio”, “Betulle” e con il bozzetto “Pescarenico”. L’anno seguente
espone sei opere alla Mostra Nazionale di Venezia: “Riva di Trento”,
“Studio”, “Mestizia”, “Sulle rive dell’Adige”, “Paesaggio” e “Bosco ceduo”.
Nel 1890 il pittore donerà quest’ultimo quadro, conosciuto anche con il
titolo “Bosco di betulle”, al comitato per l’erezione del monumento a Dante.
Il dipinto verrà acquistato per 500 fiorini dal Municipio di Trento e
collocato nelle sale del Museo Storico della città.
1888
All’Esposizione di Parigi, dopo averla esposta a Bologna, viene premiato per
l’opera “Sole cadente sul lago di Garda”. Esposta pure a Trieste viene
acquistata dal Museo Revoltella di Trieste.
Fino al primo decennio del Novecento, Bezzi mantiene e coltiva questa sua
vocazione paesaggistica, sviluppandola in senso sempre più lirico; durante i
suoi spostamenti tra Verona e Milano passa le estati in Val di Sole, traendo
ispirazione dagli stupendi paesaggi trentini. A Monaco di Baviera, presso il
Glaspalast, espone nuovamente il fortunato “Sole cadente sul lago di Garda”,
“Ricordo di Roma” e “Paesaggio alpestre”.
1889 Nuova mostra
a Roma dove è presente con “Venezia che dorme”, “Armonie della sera”,
“Raggio di luna” e “Amori dell’aria”, mentre alla Permanente di Milano
espone “Sole d’inverno” e “Riva degli Schiavoni a Venezia”. Partecipa per la
prima volta all’Esposizione Universale di Parigi con “Les bords d’un
rivière”. E’ nominato Cavaliere dell’Ordine di S. Michele di Baviera.
1890 Si
trasferisce a Venezia dove abita alle Fondamenta delle Zattere, al n. 1493,
quartiere al tempo frequentato da molti artisti, poeti e scrittori. Qui
conosce e si lega in amicizia con i pittori realisti e postmacchiaioli
Guglielmo Ciardi, Luigi Nono, inquieto pittore permeato di sentimentalismo,
Silvio Rota, Alessandro Milesi e Mario De Maria. E’ in questi anni che,
influenzato dall’ambiente artistico veneziano e in particolar modo dalle
opere di Giacomo Favretto, scomparso nel 1887 nel pieno della vitalità
artistica ma che la città lagunare ricorda con le moltissime opere esposte
nei salotti e sulle pareti delle abitazioni dei moltissimi amici, si
avventura, seppur brevemente, nella pittura di genere. Un altro importante
incontro è con l’artista Pietro Fragiacomo e con i suoi paesaggi lagunari
dall’affascinante luminosità.
A Venezia, insieme con Riccardo Selvatico, Sindaco di Venezia dal 1890 al
1895, e con Fradeletto, getta le basi di un progetto di Esposizione
Internazionale d’Arte, che si concretizzerà nella Biennale, una tra le più
importanti rassegne d’arte Europee. Bezzi partecipa a tutte le edizioni,
dalla prima, nel 1895, a quella del 1914. E’ assente solo alla nona
edizione. L’appartenenza al comitato organizzativo con il ruolo anche di
selezionare gli artisti internazionali, gli consente di effettuare numerosi
viaggi all’estero, nel 1897 in Scozia e Inghilterra, nel 1898 e 1901 in
Germania, Austria e Francia, a Parigi, durante i quali viene a contatto con
i diversi linguaggi artistici internazionali.
La città lagunare gli rende merito investendolo della nomina di Accademico
d’onore della Città di Venezia.
1891 Espone alla
Triennale di Brera a Milano l’opera “Spiaggia del Lido”: paesaggio pieno di
carattere e di efficacia locale, trattato con una mirabile semplicità di
mezzi. Tre linee in tutto; e tre puntini di vele a rompere il miraggio
prospettivo e alcune macchie nebulose sul cielo fondo; niente altro: eppure
il panorama è sentito, intero, fedelissimo, scrive il Borelli. L’opera è
premiata in seguito con medaglia d’argento all’esposizione di Roma del 1893
dal Municipio della città e acquistato dalla Regina Margherita di Savoia,
donata al Comune di Trento dal Re Vittorio Emanuele III nel 1921 ed ora in
deposito al Mart. A questa Triennale si trova vicino gli amici trentini
Giovanni Segantini, Eugenio Prati e Andrea Malfatti.
A Monaco di Baviera vince la medaglia d’oro per l’opera “Notte di
primavera”.
1892 A Trento fa
parte della giuria che dovrà stabilire a chi affidare la realizzazione del
monumento a Dante, nell’omonima piazza. E’ in questo periodo che stringe
amicizia con Cesare Battisti e si dedica alla propaganda Irredentista,
partecipando a manifestazioni artistiche che si prefiggono di affermare
l’italianità del Trentino. Nasce in lui il desiderio di lavorare a un Album
di lusso contenente dai 60 ai 100 fogli per illustrare il Trentino con opere
eseguite sul posto. Un impegno interrotto per mancanza di fondi economici,
di cui rimangono le vedute di Cles, Castello di Ossana, Val di Rabbi, San
Michele all’Adige, Riva del Garda, Val di Peio, Pellizzano e il Noce.
Durante una visita in casa dei Conti Cesarini Sforza in terra natia,
incontra Isabella Dal Lago di Cles, figlia del dottor Gerolamo e di Anna dei
Conti Alberti d’Enno. Con Isabella si unisce in matrimonio il 26 settembre
1892.
Il Ministero della Pubblica Istruzione gli conferisce una medaglia d’oro
per il dipinto “Paesaggio trentino” o “Da Cles” esposto alla mostra di
Torino.
1895 E’ presente
alla I Esposizione Internazionale d’Arte della città di Venezia riscuotendo
apprezzamenti dalla critica con “S. Michele all’Adige” e “Giorno di magro”.
Sul quotidiano L’Alto Adige appare un lungo e circostanziato articolo
dedicato all’opera “Giorno di Magro”.
1896 Importante
partecipazione all’Esposizione della Secessione di Monaco con l’opera “Canal
Grande”. Vi ritorna nel 1898 e 1903 (“Calma è la notte” e “Fantasmi”).
Conosce l’arte floreale secessionista e l’Art Noveau che incomincia a
mettere radici nelle varie culture artistiche europee. Bartolomeo Bezzi però
non si lascia influenzare da questa visione del paesaggio addolcita dalle
linee vegetali e dai colori fondamentalmente decorativi piuttosto che
espressione dei sentimenti. Prosegue la sua strada che vede un’elaborazione
lirica e crepuscolare del tema della natura, il quale caratterizzerà la sua
produzione fino al primo decennio del Novecento.
1897 Presenta “Preludio della sera” alla Seconda Biennale di Venezia.
L’opera verrà acquistata dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.
1900
All’Esposizione Universale di Parigi riceve la medaglia d’argento per il
dipinto “Giorno di Magro” eseguito nel 1895. Ritornato dal viaggio parigino
trascorre alcuni mesi sul lago di Garda e a Pescarenico (Lago di Como), mete
ormai abituali, affascinato dalla luce dei rispettivi laghi.
1901 Presenta
alla Biennale di Venezia l’opera “Vaghezza autunnale”, ora alla Galleria Ca’
Pesaro e “A sera” e “Calma notturna”. Due anni dopo, alla quinta Biennale ,
è la volta del suggestivo “Mattino sul lago” (ora a Piacenza, Galleria Ricci
- Oddi) presentato insieme con “Notte chiara”, “Gli alberi”, “In riva al
Garda”, “Prima neve”.
1902 L’amico
Cesare Battisti, da Trento, cerca di coinvolgerlo nell’organizzazione di tre
mostre dedicate all’arte trentina antica e moderna e ad un particolare
ricordo dell’attività di Giovanni Segantini, un tempo suo amico. E’
costretto purtroppo a rifiutare per colpa di quella malattia nervosa che gli
impedirà anche in seguito di lavorare.
Ogni volta che torna nella sua terra non si dimentica mai di passare
qualche periodo con gli amici ed estimatori che incontra soprattutto a casa
della baronessa Giulia Turco Turcati e del marito Raffaello Lazzari, a
Sopramonte, frequentata da artisti e uomini di cultura del tempo. Lì, nel
vivace salotto culturale, diversi anni prima, aveva conosciuto Eugenio Prati
e ora segue i primi passi di Umberto Moggioli. S’incontra con Luigi Nono,
Angelo Dall’Oca Bianca, Angelo De Gubernatis, Ottone Brentari e la sorella
Dora Valle, il micologo Giacomo Bresadola, il violinista Raffaello Frontali
con qualche incursione del critico Ugo Ojetti.
1905 Alla Sesta
edizione della Biennale veneziana presenta “Fantasie dell’aria”,
“Pescarenico” e “Acqua morta” (“Verona”). Invia due quadri all’Esposizione
Stefani di Buenos Aires (“Mattino sul lago” e “A sera – Riva degli Schiavoni
a Venezia”).
1907 Trento gli
organizza l’unica mostra d’arte personale mentre lui è in vita. Si tiene a
Palazzo della Filarmonica, a partire dal 24 ottobre, a sostegno degli
alluvionati di Verla, paese della Val di Cembra. Espone nuovamente “Giorno
di magro” al quale Cesare Battisti dedica belle parole. Giulia Lazzari è
particolarmente ed emotivamente coinvolta dalle opere dell’artista e scrive
su “Vita Trentina”: egli ama soprattutto l’incanto vario delle acque, la
poesia degli alberi ch’elegge volentieri a protagonisti, i drammi delle
nuvole nei cieli foschi e torbidi, i melanconici crepuscoli illuminati dalla
luna, i misteri della nebbia. Se qualche volta gli sorrise uno squarcio di
sereno o una visione gioconda, subito tornò ai semitoni delicati, ai
rapporti amabili, alle sfumature vaghe, alle fusioni vaporose, a quel
fascino di biancori argentei e di penombre arcane ch’emana la Natura nelle
prime e nelle ultime ore del giorno quando il pensiero concentrato da una
luce blanda e tranquilla assurge alla meditazione delle cose più ideali come
sotto l’impero d’una musica polifonica.
Nello stesso anno è a Torino (Società Promotrice Belle Arti) con “Notte di
luna”, alla Settima Biennale di Venezia con “Sulle rive del Ticino”,
“Mattino d’autunno”, “Tramonto”. Quindi a Buenos Aires, Montevideo,
Valparaiso con le opere “Prima neve a Desenzano” e “Quiete del lago (Caldonazzo)”.
L’opera “L’Adigetto” sarà invece premiata con la medaglia d’oro
all’Esposizione di Barcellona: una delle tele nelle quali è riuscito meglio
a fermare l’originale, mirabile poesia della città di Giulietta e Romeo
(Guido Marangoni).
1909 Partecipa
all’Esposizione di Roma apertasi in aprile con tre opere di grandi
dimensioni: “Mattino d’autunno”, “Revèrie” e “Neve a Venezia”: sono tre
quadri belli tutti e tre e tutti e tre caratteristici per quella speciale
facoltà pittorica che è dote del Bezzi, quella cioè di creare nell’aria dei
suoi paesaggi come dolce e tenue velatura che li rende come paesaggi di
sogno e da ad essi un’impronta tutta personale scrive un anonimo su Vita
Trentina.
Alla Biennale di Venezia espone “Serenità” e “Poesia invernale”.
Trascorre l’estate alla Mendola, in alta Val di Non, dove porta a termine
“Vigilia della Sagra”, un’opera di superficie molto estesa iniziata due anni
prima per l’hotel Spreter.
1910 Dopo aver
trascorso alcuni mesi sul lago di Garda e a Pescarenico sul lago di Como, si
reca nuovamente a Roma. Questa volta non per esporre, ma come membro della
commissione coordinatrice per l’esposizione Mondiale del 1911. Un
riconoscimento importantissimo della qualità del suo operare, delle sue idee
e conoscenze. Una sua opera, “Paesaggio”, viaggia intanto fino a Bruxelles
dove viene esposta in una collettiva di artisti europei organizzata in
occasione dell’Esposizione Universale e Internazionale. E’ presente anche
all’Esposizione di Buenos Aires con “Adigetto”.
1911 Il suo
ritorno a Roma viene molto apprezzato. Oltre ad occuparsi dell’esposizione
mondiale trova il tempo per avvicinarsi, pittoricamente, al mondo classico
che interpreta attraverso un neoarcheologismo di stampo romantico. Nascono
così le opere “Villa Pamphili” (1910), “Cipressi a Villa Adriana” (1911),
“Villa Borghese” (1911). Viene incaricato di dare il saluto, con appropriate
parole, agli artisti stranieri convocati ad un banchetto per festeggiare
l’avvenimento artistico dell’esposizione romana di quest’anno. In quest’occasione
presenta sei opere: oltre a “Cipressi di Villa Adriana” ci sono i suggestivi
lavori “Solitudine”, “Visione notturna”, “Villa Adriana”, “Campagna romana”,
“Pace”.
1912 Si
trasferisce nuovamente a Verona, suggestionato dalle bellezze ineffabili
della città scaligera. Lavora assiduamente alle opere per la Biennale
veneziana del 1914. L’Ente vorrebbe dedicargli una personale come
riconoscimento per l’impegno e per il valore artistico delle sue opere. Non
riesce però a portare a termine molte opere iniziate. Viene colpito
nuovamente dalla malattia nervosa che lo perseguita da anni, impedendogli di
dipingere. Per questo motivo, alla Decima Biennale veneziana, sarà presente
con un’opera sola: “Villa abbandonata”, che rispecchia in un certo qual modo
il suo stato d’animo.
1913 E’ all’Esposizione Internazionale di Firenze con “Poesia autunnale” e
“Armonie della sera”. Partecipa anche alla Secessione di Roma con “Mattino”
e “Canto della sera”.
1914 Ritorna in
Trentino, in Val di Non, stabilendosi a Cles dove cerca un po’ di
tranquillità. La Biennale di Venezia gli dedica una sala con nove quadri:
“Poesia del fiume (Verona)”, “Pace”, “Bacio di sole (Verona)”, “Guardiani
della villa”, “Paesaggio laziale”, “Notte a Verona”, “Mattino d’opale
(Mantova)”, “Chiaro di luna”, “Verona sparita”. Quest’ultima opera,
acquistata dal Re Vittorio Emanuele III nel 1917 per il Municipio di Milano,
è ora custodita nella Galleria d’Arte Moderna di quella città. Nel Catalogo
dell’XI Biennale il critico Barbantini scrive di lui: il suo temperamento
poetico è fatto di raccoglimento e di passione; il suo temperamento
pittorico gli rivela nel colore delle cose, nelle vibrazioni e nei suoi
rapporti, armonie e palpiti musicali.
L’anno successivo manda il dipinto “Villa Borghese” all’Esposizione di San
Francisco.
Nonostante la forzata inattività in quel di Cles Bartolomeo Bezzi è
presente comunque nell’ambiente artistico trentino, specie in quello legato
alla famiglia Turco Lazzari. D’altra parte ne aveva sposato una parente.
1921 Alla mostra
personale dedicatagli dalla Galleria Pesaro di Milano espone 83 quadri e 44
bozzetti, accompagnati da un catalogo con il testo dell’amico Vittorio Pica.
1923 Nella
primavera di quell’anno la malattia sembra improvvisamente regredita. Scrive
al suo caro amico Vittorio Pica Queste righe affidate alla gentilezza della
tua Signora, ti rendino il mio memore affettuoso saluto, che invio a te pel
primo degli amici con l’animo ricolmo di gioia per la ricuperata salute. Ciò
ha del miracoloso se pensi che sono stati nove lunghi anni di sofferenze
crudeli, che né medici né medicine furono capaci mai di rimuoverle od
alleviarle; la sola natura ha compiuto il miracolo. Non puoi credere quanto
io sia felice ora di questo ritorno alla vita e quel raggio di sole
penetratomi nell’anima, mi fa dimenticare i tormenti sofferti del lungo e
penoso sogno.
Bezzi si sente in piena forma e colmo di entusiasmo e di voglia di lavorare
torna nel capoluogo lombardo per riaprire il suo studio e terminare un ciclo
di quadri dedicati a Milano, col quale desidera rendere omaggio alla città
che lo iniziò all’arte. Ottiene una sala in cui esporre le opere, cosa che
fino ad allora non aveva mai potuto realizzare. Vorrebbe anche intraprendere
un viaggio a Venezia per rivedere i carissimi amici e colleghi e trovarvi un
alloggio. Purtroppo si tratta di una breve pausa di pace prima della
tempesta. Peggiora all’improvviso e il 7 ottobre dello stesso anno muore a
Cles. I suoi conterranei ne onorarono subito la memoria con la posa di due
marmi: uno sulla casa natale di Fucine, uno sulla casa della moglie
dell’artista, Isabella Dal Lago in Cles, dove il pittore si spense. Sulle
lapidi vengono incise le parole dettate dal senatore Vittorio Zippel.
1924 La Biennale
di Venezia gli dedica una grande mostra postuma con ventun opere, curata da
Vittorio Pica. Il critico P. Torriano gli scrive un intenso articolo su
L’Illustrazione Italiana, in un numero speciale dedicato alla XIV Biennale
di Venezia tracciando e delineando l’arte del paesaggio e della natura in
Bartolomeo Bezzi. Nino Barbantini, in catalogo, ricorda che forse allora
anche Bartolomeo Bezzi, a chi considererà al di là delle sue forme esteriori
l’essenza dell’arte sua, apparirà più autentico e maggiore, e invece che
mezzo inglese e mezzo francese – come si disse da giudici superficiali e
male accorti – tutto profondamente veneto, profondamente italiano.
1927-28 E’ la
volta di Roma ricordare Bartolomeo Bezzi. Alla II Mostra d’arte marinara
viene inserita una retrospettiva dell’artista trentino con 23 opere di
paesaggi marini: “Mazzorbo”, “Fantasmi della laguna”, “Poesia vespertina”,
“Rio di Castello (Venezia)”, “Nubi rosse”, “Amori dell’aria”, “Fantasie
dell’aria”, “S. Nicoletto”, “Mare”, “Madreperla”, “Canale della Giudecca di
notte”, “Canale al tramonto”, “Barene”, “Tramonto a Venezia”, “Squero a
Chioggia”, “Squero”, “Passeggiata al Lido”, “Verso sera”, “Barena”,
“Tramonto in laguna”, “Rimorchiatori in laguna”, “Laguna”, “Poesia lunare”.
1946 Trento gli
dedica la sua prima mostra personale postuma: 36 opere presentate da Guido
Polo.
1951 In occasione
del centenario della sua nascita, la città di Trento organizza un’importante
retrospettiva allestita nelle sale del Castello del Buon Consiglio. Vengono
esposte sessantotto opere.
1999 Il Lions
Club di Cles è l’ideatore di una mostra antologica, la seconda nella
provincia di Trento, dedicata a Bartolomeo Bezzi in collaborazione con il
Comune di Cles, di Ossana e il Mart. Allestita presso il Palazzo Assessorile
del centro anaune offre una panoramica esaustiva dell’artista solandro.
Nell’occasione è editato un catalogo con testi di Gabriella Belli, Fiorenzo
Degasperi e Fabio Bartolini.
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